AXIS MUNDI e culto degli alberi nei diversi sistemi religiosi

Atti del Convegno Internazionale di Studi Storici (Senigallia, 9-10 novembre 2024)

AXIS MUNDI e culto degli alberi nei diversi sistemi religiosi

Il 6 maggio 2025 sono stati ufficialmente consegnati gli Atti del Convegno Internazionale di Studi Storici, svoltosi a Senigallia il 9 e 10 novembre 2024 sotto la direzione scientifica del Dr. Nicola Maria Camerlengo. L’incontro, dedicato all’approfondimento dei concetti di Axis Mundi e dendrolatria, è stato articolato secondo prospettive storico-religiose, antropologiche, mitologiche e letterarie, ponendo in dialogo approcci disciplinari e tradizioni culturali eterogenee. L’iniziativa ha beneficiato del patrocinio del Ministero del Turismo, del Consiglio Regionale delle Marche, dell’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche, del Comune di Senigallia e della Società Italiana di Storia delle Religioni. Il convegno ha visto la partecipazione di numerosi studiosi italiani e internazionali, i cui contributi – contraddistinti da un forte respiro interdisciplinare – hanno delineato un ampio e articolato panorama di riflessioni sui simboli verticali e arborei nelle religioni e nelle culture del mondo, dall’antichità fino alla contemporaneità.  Di seguito un elenco con una breve sintesi dei contenuti degli interventi presentati nel corso dei due giorni del convegno che ha anche dato luogo a  un animato dibattito. 

La prof.ssa Silvia Acerbi e il prof. Ramón Teja hanno aperto i lavori delineando una genealogia della dendrolatria tra paganesimo e cristianesimo. Il culto degli alberi, ampiamente attestato nel mondo greco-romano e mediterraneo, venne inizialmente contrastato con decisione dalla Chiesa, ma fu in seguito oggetto di un processo di assimilazione e trasformazione all’interno della nuova geografia sacra cristiana. Tale rielaborazione delle pratiche cultuali precristiane ha generato dinamiche di continuità rituale (esaugurazione) e di sovrapposizione semantica (Kultnachfolge), contribuendo in modo decisivo alla riconfigurazione simbolica del paesaggio religioso tardoantico.

Di tutt’altro registro, ma strettamente connesso al tema del convegno, è stato l’intervento della dott.ssa Virginia Cavalli, che ha esaminato la funzione simbolica dell’albero nelle opere di J.R.R. Tolkien. Attraverso un’analisi delle fonti germaniche, anglosassoni e cristiane – tra cui BeowulfThe Dream of the Rood e l’Exeter Book – l’autrice ha evidenziato come l’immaginario tolkieniano si radichi profondamente in una tradizione culturale in cui l’albero sacro rappresenta un crocevia tra mito, fede e narrazione epica. L’intervento ha inoltre sottolineato il ruolo del gruppo degli Inklings e il peso della cultura anglosassone nella definizione di un’estetica del paesaggio mitico e sacro propria della letteratura fantasy contemporanea.

La dott.ssa Cristina Converso ha invece offerto una riflessione poetico-antropologica sull’albero come figura chiave del complesso sciamanico e principio unificante tra dimensione terrena e cosmica. Attraverso un intreccio di suggestioni letterarie e filosofiche – da Francesco Guccini a J–J. Rousseau, da Paul Klee all’arte preistorica – l’autrice ha tracciato un percorso di risignificazione spirituale in cui l’albero si configura quale archetipo della sacralità primigenia e metafora di una possibile rigenerazione del rapporto tra l’uomo e l’ambiente. In questo contesto, la pianta si impone come “immagine-madre” della memoria mitica e spirituale dell’umanità, oggi minacciata dalla razionalizzazione tecnica e dalla perdita del senso del sacro.

Un’angolazione storica è stata proposta dalla dott.ssa Giovanna Arciprete, che ha ricostruito la percezione del mondo vegetale nel contesto greco-romano. L’intervento ha denunciato la progressiva desacralizzazione dell’ambiente naturale in epoca storica, mettendo in luce la violenza sistematica perpetrata dalla civiltà romana contro la biosfera: dalle venationes, che portarono allo sterminio di specie animali nordafricane, alla deforestazione delle silvae, considerate luoghi liminali e pericolosi. Il rapporto rituale dei romani con la terra – attraverso il mundus o i solchi augurali delle fondazioni urbane – oscillava tra sacralità simbolica e volontà di dominio, rivelando dinamiche che prefigurano molte delle attuali contraddizioni ecologiche.

Il prof. Mikolaj Martiniak ha invece concentrato la propria analisi sul culto degli alberi nelle tradizioni folkloriche croate e slave. Specie arboree quali la quercia e il tiglio, oltre a simboleggiare forza e longevità, erano concepite come dimore di divinità o di spiriti ancestrali. Particolarmente significativo è stato lo studio della figura sincretistica di “Zeleni Juraj” (San Giorgio Verde), nella quale si fondono elementi precristiani e cristiani, agrari e devozionali. L’intervento ha inoltre evidenziato la persistenza del simbolismo arboreo nella toponomastica e nelle pratiche rituali contemporanee, a testimonianza di una duratura ecologia culturale del sacro.

Il prof. Mustafa Alici ha offerto un’approfondita lettura dell’immaginario arboreo nella tradizione islamica, soffermandosi in particolare su due alberi paradigmatici: Zaqqum, albero dell’Inferno, e Tuba, albero del Paradiso. La ricorrenza del termine shajar nel Corano testimonia la centralità teologica dell’albero, concepito tanto come manifestazione della grazia divina quanto come strumento di punizione escatologica. L’intervento ha sapientemente intrecciato dati esegetici, poetici e mistici, restituendo la profondità simbolica del mondo vegetale nella visione islamica della salvezza e della giustizia divina.

Un interessante studio di caso etnografico è stato presentato dalla prof.ssa Maryam Rafeienezhad, che ha indagato la sopravvivenza del culto di un platano millenario situato nel quartiere storico di Teheran, nei pressi dell’Imamzadeh Yahya. Un tempo oggetto di venerazione popolare e destinatario di offerte rituali, l’albero ha progressivamente perso la propria centralità simbolica a causa delle trasformazioni urbanistiche e demografiche del contesto circostante. Attraverso interviste qualitative agli abitanti della zona, la relatrice ha documentato il lento declino della coscienza religiosa legata all’albero, offrendo una testimonianza emblematica dei mutamenti del sacro in epoca contemporanea.

Il dott. Roccolorenzo Scianguetta ha dedicato il proprio intervento all’analisi della figura assiale del Monte Meru nella cosmologia e liturgia giainista, che, a differenza delle rappresentazioni induiste e buddhiste — caratterizzate da un’unica montagna a cinque punte — distingue cinque Monti Meru. Dopo aver ricostruito la struttura dell’universo giainista mediante fonti classiche e contributi scientifici recenti, l’autore ha esaminato il ruolo liturgico di Meru, con particolare riferimento al rituale del Jal Puja, simbolica rievocazione del primo bagno del Tirthankara, e alle festività aṣṭāhnika, in cui il culto dei cinque Meru riveste un rilievo devozionale significativo, soprattutto nella tradizione Digambara.

Il prof. Augusto Cosentino ha infine proposto un confronto tra il diagramma ofitico della gnosi tardoantica e l’Etz Chaim (Albero della Vita) della Kabbalah ebraica. Entrambe le strutture simboliche, pur differenti per origine e sviluppo, rappresentano un tentativo di mappatura dell’universo spirituale e di descrizione del processo ascensionale dell’anima. L’intervento ha messo in luce la funzione concettuale della verticalità e della circolarità nei sistemi mistici, e la capacità di tali rappresentazioni di esprimere in forma diagrammatica la tensione tra immanenza e trascendenza, tra umano e divino.

ll prof. Davide S. Amore ha presentato una relazione dedicata alla configurazione dell’Axis Mundi nell’Islam. La sua analisi si è articolata in tre direzioni: i luoghi sacri – in primis la Kaʿba come centro della preghiera e orientamento spirituale –, le narrazioni escatologiche legate al Miʿrāj del Profeta Maometto, e le pratiche mistiche del sufismo. Particolare rilievo è stato dato alla figura del qutb, il “polo” mistico attorno al quale ruota la comunità spirituale e che incarna il centro simbolico dell’universo. L’intervento ha evidenziato come, anche nel contesto islamico, l’idea di un asse verticale tra cielo e terra mantenga un ruolo determinante nella costruzione del sacro e nella pratica religiosa. Altri importanti interventi non sono purtroppo pervenuti in tempo per essere pubblicati negli atti. 

Ha concluso i lavori il prof. Giovanni Casadio, che ha letto brani dal saggio pionieristico e innovatore di Mircea Eliade, Simbolismul arborelui sacru (1939), ripreso nel volume Insula lui Euthanasius (Bucarest 1943), di cui è disponibile anche la versione italiana (Torino 2000), e ha rievocato  il metodo e l’approccio della Scuola italiana di storia delle religioni, fondata da Raffaele Pettazzoni (al cui insegnamento lo stesso Eliade si richiamava). La Società italiana di storia delle religioni, di cui Pettazzoni è stato fondatore e primo presidente, era rappresentata da otto soci (candidati o effettivi), tra cui due membri del consiglio direttivo. 

R. Scianguetta e G. Casadio